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Luca Odevaine "stratega" per le sorti di Vizzini Scalo
Progetto da un milione per l'ex deposito dell'Aeronautica
Uno degli uomini chiave della "cupola" romana, consulente e dipendente del consorzio del Cara di Mineo, seguiva personalmente anche il mega investimento da 3,2 milioni per la formazione di migranti e disoccupati.
«Hope», ovvero «speranza». Come quella dei migranti che approdano sulle coste siciliane. O di chi, con posizioni e origini opposte ma complementari, secondo la Procura di Roma controllava il lucroso flusso dei disperati al Cara di Mineo e avrebbe potuto certamente dire la sua anche su un altro "affare", quello che coinvolge l'ex deposito dell'Aviazione a Vizzini Scalo.
Foto n. 2
L'esperto sempre in prima linea - Luca Odevaine, personaggio chiave dell'inchiesta su «Mafia Capitale», finito in carcere per corruzione aggravata, fino al momento dell'arresto era anche esperto e dipendente del consorzio di Comuni «Calatino terra d'accoglienza». Molto più che un semplice consulente, Odevaine era soprattutto un collante tra gli amministratori locali del Calatino e le istituzioni romane, un uomo da mandare (spesso) in missione con ampia "licenza di trattare".
La sua familiarità con i palazzi della capitale tornava di frequente utile al consorzio. Come quando c'era da seguire le sorti di una importante e costosa idea collaterale al Cara di Mineo, il progetto «Hope», da realizzare a Vizzini Scalo.
Odevaine, in qualità di esperto di «fondi europei, progettazione, gestione e rendicontazione», lo scorso 9 ottobre vola a Roma per parlare con il
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L'incontro a Roma con il prefetto Morcone e i giri in auto nel Calatino.
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capo del Dipartimento Immigrazione al Viminale, il prefetto Mario Morcone, un alto dirigente che conosce dal 2008 (e che metterà in imbarazzo con le intercettazioni emerse dall'inchiesta su «Mafia Capitale»). Con lui deve parlare proprio di quei 3 milioni di euro da investire in formazione nel Calatino. Una missione che, secondo quanto raccontato dal giornalista Mario Barresi su La Sicilia, servì a Odevaine anche per incontrare qualcuno «al di fuori degli appuntamenti istituzionali» e che oggi potrebbe essere al centro di «potenziali sviluppi d'indagine».
Piccoli o grandi che fossero, gli affari che gravitavano intorno all'immigrazione venivano gestiti in prima persona dal consulente finito in carcere. Tanto che il direttore generale, Giovanni Ferrera, aveva noleggiato anche un'automobile per consentirgli «il sopralluogo presso le realtà locali dei nuove Comuni facenti parte del consorzio, compresa la caserma dell'Aviazione di Vizzini». Una vettura sulla quale salirà per gli spostamenti connessi al progetto «Hope». Gli ultimi in terra siciliana prima di essere accusato di associazione a delinquere di tipo mafioso.

La formazione nel futuro di Vizzini Scalo - Le sorti dell'ex deposito dell'Aviazione che sorge a Vizzini Scalo sembrano ormai incanalate sui binari della formazione. In ballo c'è un progetto da 3,2 milioni di euro per nove Comuni, finanziato per 3 milioni dal Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo e per 189mila euro dal consorzio «Calatino terra d'accoglienza».
La proposta dei sindaci prevede un milione e 85mila euro per tirocini formativi e borse lavoro in ambito «edile, agricolo, artigianale, turistico, industriale,
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Nell'ex deposito dell'Aviazione
25 corsi di formazione per migranti.
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culturale, sportivo e socio-sanitario», da svolgere nei nove Comuni. Con 300mila euro si dovrebbe adeguare l'impianto sportivo di contrada Nunziata, a Mineo. Poco più di un milione di euro è invece la cifra indicata per avviare e gestire 25 corsi di formazione nella struttura di Vizzini Scalo. Il tutto affiancato da un «incubatore sociale per per l'assistenza alla costituzione e all'avviamento di nuove imprese, costituite prevalentemente dagli immigrati formati con predetti corsi, per un importo pari a 800mila euro».
I primi cittadini, consapevoli dell'effetto che un tale investimento potrebbe creare negli umori della popolazione, hanno tuttavia pensato bene di prevedere «la partecipazione di un pari numero di disoccupati locali» ai progetti proposti dai Comuni.
Adesso la parola passa al Ministero dell'Interno. Con il dubbio che, alla luce delle indagini delle Procure di Catania e Caltagirone, l'idea elaborata intorno al progetto «Hope» potrebbe non procedere spedita come ai tempi in cui Odevaine scorazzava in auto per il Calatino o si aggirava nei palazzi romani.
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16/03/2015 | 4201 letture | 0 commenti
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