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| Picciotti, picciotte e... disgazziati
| | | Leggendo gli articoli di Doctor, per la precisione «Il nostro Cinema Paradiso»,
ho avuto come una sorta di flash-back poichè in quegli anni, seppur giovanissimo,
anch'io passavo le mie domeniche con la doppia proiezione del Cinema Italia o del
Cinema Moderno.
A tal riguardo devo ringraziare Doctor perchè mi ha svelato un arcano che durava
da tempo: l'origine del soprannome Mosè al cineoperatore del Moderno. Spesso mi
capitava, infatti,tra le altre, di sentire urlare ironicamente dalla sala:
«Mosè, 'u carbuni!», riferendosi al momentaneo di improvviso oscuramento
del video, come se i cineproiettori fossero ancora quelli di un tempo che andavano
appunto a carbone, proprio come si vede nel film «Nuovo Cinema Paradiso».
Ma quello che vorrei raccontare adesso è un episodio comico ispirato all'ambiente
cinema di Vizzini. Come ricordava giustamente Doctor, i protagonisti del film venivano
appellati dal pubblico "picciuottu", se trattavasi dell'eroe buono,
"risgazziatu" o "curnutu" se invece trattavasi dell'anti-eroe
cattivo. Questo serviva anche ad individuare ed inquadrare bene le proiezioni da
vedere in base al genere del film, ma anche agli attori che lo interpretavano.
Era uno slang diffuso, insomma. Racconto, dunque, un divertente episodio
comico svoltosi in uno dei due cinema di Vizzini, senza fare i nomi dei protagonisti.
Pellicola iniziata da qualche minuto, luci della sala oscurate, pubblico assorto
silenziosamente nella trama avvincente del film. Arriva un ritardatario e si insinua
chino in una fila della sala individuando un posto libero al centro. Si siede e
dopo un po', sottovoce ed educatamente chiede ad uno dei suoi vicini: «Scusa,
ma cu è 'u picciuottu...?». E quello, infastidito ma comprendendo la legittima
esigenza del ritardatario: «...quello là!... quello che è appena entrato
adesso, vestito di rosso!» e continua a godersi attentamente la pellicola.
Ma dopo un po' ecco repentina un'altra domanda: «E... 'a picciotta?».
L'interlocutore, mostrando un po' di insofferenza per il disturbo, ma capendo
ancora una volta l'esigenza: «A picciotta è chidda ca è co' picciuottu...!»,
e torna alla sua visione. Ma non passa molto che quello domanda ancora: «Senti,
m'ha scusarj, ma ju non aju ancora caputu cu' è 'a matri ro picciuottu...»
e l'altro, ancora più infastidito, con tono netto e deciso, come a far capire che
quella fosse l'ultima volta che gli avrebbe dato retta: «'A matri ro picciuottu
è chidda ca 'u picciuttu chiamau antura Mamma... no?!». E ancora più indispettito
per il disturbo torna a vedere il film. Passa un quarto d'ora circa e il ritardario
ancora: «Ma... 'u disgazziatu...». E l'altro alzandosi visibilmente
incavolato e andando a cercare un altro posto tuonò: «U disgraziatu sugnu
ju ca' oggi vosi vèniri o cinema!».
Scusate per la trascrizione in dialetto, ma ho fatto il possibile perchè la storia
va raccontata in originale. Spero sia stata divertente. | | |
Autore: fattimiei | Data: 14-04-2010 | Letture: 982 |
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